Marina Rei ci racconta cosa serve Per Essere Felici

Marina Rei
Marina Rei Per Essere Felici

a cura di Antonio Serra

A dispetto di un fama che l’ha resa celebre grazie a una serie di hit da classifica, Marina Rei non ha mai cercato le facili vie che portano al successo immediato e spesso ha rovesciato i piedistalli sui quali era salita, per ricostruirsi, disco dopo disco, un percorso ben più elaborato, lontano dalla banalità, seguendo le scie di una eleganza autorale tanto coraggiosa quanto onesta e sincera. La sintesi di quanto ho appena descritto è pienamente rappresentata nella title track (nella quale è ospite niente meno che Gianni Maroccolo, naturalmente al basso) di questo undicesimo disco che esce a 25 anni dall’esordio in italiano: Per Essere Felici è una canzone (e un disco!) di una finezza rara, dolcissima e sincera fino alle lacrime.

Tutto il disco è di una finezza preziosa. Nelle note che lo accompagnano si legge che per la maggior parte Marina Rei l’ha registrato in casa sua. La qualità della scrittura negli anni si è evoluta in modo impressionante sotto tutti i punti di vista e sulla scrittura è incentrato tutto il progetto di questo album. Nessuna strizzata d’occhio, nessun brano “piacione”, eppure non c’è un pezzo brutto, non c’è un riempitivo, non c’è un calo neppure a cercarlo nell’economia del disco. Ogni canzone trasuda sincerità e se c’è del “mestiere” è esclusivamente nella eccellente qualità dell’esecuzione su ogni strumento, voce inclusa. Chi ha avuto la fortuna di vederla dal vivo, Marina, negli ultimi anni sa bene di cosa parlo. A partire dall’ultimo stupendo tour in duo con Paolo Benvegnù (da poco inserito, per altro, nella cinquina finale del Premio Tenco) nel quale ha scintillato per charme e talento artistico eccellente, indietro fino agli esordi.

Da tempo ma in particolare con questo disco, Marina Rei rinunciando agli orpelli ed ai lustrini si ritrova ad essere quell’artista sobria che solo raramente trascende nell’arbitrio d’una decorazione edonistica. Chi l’abbia conosciuta sin dalla sua prima produzione e ne abbia seguito le diverse e inattese tappe creative, sa che l’artista ha impersonato come pochi altri la figura del creatore spontaneo, anche in epoche in cui ha frequentato l’alta classifica, e lontano da ogni calcolo ed elucubrazione spicciola. La freschezza e la spontaneità della sua produzione non è mai destinata ad essere soffocata dalla mercificazione che, purtroppo, è sempre in agguato di fronte ai prodotti del nostro tempo; non lascia perciò dubbi sul fatto che la vivacità della sua opera si manterrà tale anche per un prossimo avvenire.

Non riesco a lasciarmi andare alla tentazione di citare qualcuno dei brani che compongono questo lavoro, solo perché l’idea di tenerne da parte qualcuno sarebbe ingiusto. Questo album è semplicemente bellissimo dall’inizio alla fine. Da Ci Penso A Te che racconta di sentimenti irrealizzabili, fino a Devo Dirtelo dove i sentimenti non cambiano né con la distanza né con le difficoltà. E poi in mezzo c’è tutta la vita, la quotidianità, la sincerità di una autrice che mette sul piatto la propria storia, la propria interiorità, con una leggiadria delicatissima. E quindi eccole le altre tracce: Bellissimo e Comunque Tu parlano di amori familiari, Dimenticarci (stupenda!), Averti E’ Come Avere Paura (intensissima) e L’Occasione Per Conoscerci Meglio (che batteria!) raccontano le difficoltà di incastrarsi come due esseri umani all’interno di un rapporto, da punti di vista differenti.

Come ve lo racconto, in sintesi? Io questo disco lo sto ascoltando a ruota e ancora non mi stanca. Sarà che la quarantena ci ha reso tutti più saggi, romantici, ci ha insegnato ad ascoltare meglio i silenzi e abbassare il rumore. Faccio il caffè mentre canticchio il “tu ru ru ru tu” in coda a Devo Dirtelo. Dategli una chance anche per gli arrangiamenti estremamente contemporanei e i suoni curatissimi. E poi naturalmente dal vivo non lasciatevela scappare, iniziando dalle due date di presentazione ad oggi fissate: 1 Agosto a Rosolina Mare (RO) e 7 Settembre a Roma, Cavea dell’Auditorium Parco della Musica.